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martedì 20 aprile 2010

Spugne di mare

Questo video è stato girato a Taormina, nei fondali vicini alla Grotta Azzurra. Rappresenta stupende spugne marine tra coralli arancioni e margherite di mare.

martedì 13 aprile 2010

La spugna di mare

La pesca
La pesca e la lavorazione delle spugne è un mestiere vecchio che risale all'epoca antica, all'inizio comparve sulle isole del mare Egeo e poi in tutto il Mediterraneo. I primi sommozzatori andavano in apnea fino alle profondità di 30 metri, e poi con l'aiuto della cosiddetta "campana", l'attrezzo che permetteva al sommozzatore di respirare l'aria ingabbiata, si andava anche in profondità più grandi.

La lavorazione delle spugne
La prima nota riguardo la lavorazione delle spugne risale al 1522, quando ebbe inizio lo sviluppo del mestiere fra i popoli che si trovavano sulle coste orientali del Mediterraneo.
La spugna, estratta dal mare è coperta da una pellicola sottile, di colore scuro, quasi nero, con numerosi fori attraverso i quali essa si nutre con il flusso del mare. Perchè la spugna possa acquistare il suo colore riconoscibile, giallo chiaro, è necessario, dopo la pesca, levare la pellicola, la sua struttura chiara che abbiamo come risultato è, in fondo, lo scheletro della spugna composto da un materiale speciale, "spongin", nel quale si trova ben 14% di iodio. Fino al 1912, i pescatori delle spugne levavano questa pellicola scura pestando e risciacquando le spugne, cioè manualmente, il che rallentava il processo della lavorazione e aumentava il prezzo del prodotto finale.
All'inizio del xx secolo nella lavorazione delle spugne entra il solfato di sodio, che facilita l'asportazione delle componenti calcaree, quindi la spugna acquista molto più velocemente il colore chiaro, ed inoltre, l'intero processo di lavorazione è, sostanzialmente più semplice.

L'utilizzo della spugna
La spugna, utilizzata per le pulizie e i lavaggi, è nota come un prodotto estremamente igienico e di ottima qualità. L'adoperavano già nell'antica Creta, mentre gli antichi romani con la spugna "l'orecchio d'elefante" foderavano le massicce armature di metallo dei loro soldati.
Nel Medioevo iniziò l'uso della spugna in medicina. Nell'età moderna, considerando la crescita dell'utilizzo, con l'introduzione di diversi materali sintetici si è cercato di superare le sue caratteristiche uniche, ma senza successo. Oltre agli scopi cosmetici e igienici, la spugna si utilizza anche per il restauro delle opere d'arte, per la lavorazione fine della ceramica, della porcellana, nonchè in medicine e nei laboratori; la spugna naturale è uno dei pochi materiali resistenti ai solventi per la pulizia dei cilindri di stampa.

Ilaria p.

Spugne di mare


Le spugne, sono animali soprattutto marini. Non hanno una simmetria corporea e le dimensioni possono variare notevolmente: da pochi cm fino ad arrivare a circa 2 metri. Le spugne sono tra gli invertebrati meno complessi, non presentano nè tessuti nè organi, ma il loro corpo è composto da solo tre differenti tipologie cellulari aggregate tra loro, che svolgono i ruoli più essenziali come quello di protezione, nutrizione e riproduzione.

Strutture e classificazione
Sebbene le spugne presentino una struttura molto semplificata in base alla ramificazione della cavità interna, possiamo distinguere tre tipologie strutturali. La più semplice e anche meno diffusa è detta "Ascon"ed ha una tipica forma a vaso. La seconda è la "Sycon", anche in questa tipologia è mantenuta la forma a vaso, ma le pareti qui presentano delle pieghe. La terza struttura è la più complessa, la forma a vaso è totalmente stravolta e la cavità interna presenta numerosi canali ampliamente ramificati. Questa è detta "Leucon"e attraverso le ramificazioni dei canali, l'acqua circola permettendo una maggiore alimentazione per filtrazione.
Esiste una classe "Calcarea": qui le spicole sono date da un carbonato di calcio, hanno forma ad ago o a raggio.
Esiste anche una classe "Silice" dove è presente una particolare proteina dette "Spongina"; queste spugne sono molto colorate e grandi.

Curiosità
Le spugne contribuiscono alla pulizia e alla nitidezza delle acque, in quanto trattengono con la filtrazione molte particelle responsabili del classico torpore che si trova nelle profondità marine.

Ilaria p.

mercoledì 3 marzo 2010

I Poriferi


I poriferi sono invertebrati e il loro nome deriva dal fatto che sono attraversati da numerosi pori.
Molti poriferi, come le spugne di mare, possono sembrare cespugli ma in realtà sono degli animali acquatici ancorati permanentemente ai fondali.
Essi si nutrono filtrando l'acqua: la introducono attraverso i pori e, dopo aver assorbito le particelle alimentari, che si trovano in essa, la espellono attraverso un'apertura superire chiamata osculo.
I poriferi sono i primi animali che comparvero nelle acque del nostro pianeta e hanno una struttura molto semplice a forma di sacco: non possiedono sistemi , apparati, organi o tessuti differenziati. Presentano però i primi esempi di cellule specializzate per compiere alcune funzioni.
Le cellule flagellate, chiamate coanociti, muovono il loro flagello per facilitare la circolazione dell'acqua; altre cellule producono strutture di sostegno, le spicole,che possono essere di varia natura (calcarea, silicea o cornea), danno maggiore rigidità al corpo della spugna.
Questi animali possono riprodursi non solo in modo asessuato, per gemmazione, con il distacco di una parte del corpo da cui si originerà un nuovo individuo, ma anche tramite una riproduzione di tipo sessuato.
In questo caso, dall'unione dei gameti maschili e femminili si origina una larva, che prima si muove liberamente nell'acqua e poi si fissa al fondale, trasformandosi in una spugna adulta.
Ciò permette ai nuovi individui di crescere anche molto lontano dalle spugne da cui sono stati generati.


Ilaria P.